Covid e non solo: la necessità di una cultura dei vaccini

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L’insorgere della pandemia dovuta al virus Sars-Cov-2 e le pesanti conseguenze che si sono verificate, a livello globale, da un punto di vista sanitario ed economico, hanno spinto il mondo medico e farmaceutico a lavorare alacremente per costituire in breve tempo un vaccino in grado di contenere la diffusione del coronavirus. Tuttavia, la rapidità con cui si è giunti alla costituzione di questo formidabile strumento di contenimento ha suscitato reazioni diverse, se non diametralmente opposte, tra gli “addetti ai lavori” da una parte e la società civile dall’altra: laddove infatti i primi hanno guardato con favore ed entusiasmo al nuovo vaccino, considerandolo un grande traguardo della ricerca scientifica, nella società civile si è invece verificato il dilagare di un crescente scetticismo verso la medicina e l’ambiente medico. Questo atteggiamento, in verità, ha radici ben più lontane: l’Istituto Superiore di Sanità infatti ha rilevato, dati alla mano, un progressivo calo del numero delle vaccinazioni a partire dal 2013 fino ad oggi, con dati che riguardano soprattutto i vaccini non obbligatori che vanno ripetuti nell’età adulta con una cadenza specifica. In altre parole, laddove c’è la possibilità per il soggetto di scegliere e autodeterminarsi, dando o rifiutando la propria adesione ad una campagna vaccinale, si è verificato un forte calo numerico di vaccinazioni, nonostante i dati fotografino una situazione che lascia spiazzati: ad oggi, ad esempio, nonostante il tumore della cervice sia uno dei tumori maligni più frequenti nelle giovani donne, la copertura vaccinale media a livello nazionale è pari al 40% (nella coorte del 2006). Numeri più alti, ma comunque non sufficienti, sono quelli che riguardano la percentuale di persone vaccinate per il meningococco, principale causa della meningite, malattia che può causare conseguenze gravi fino anche al decesso: in Italia nel 2019 si sono verificati 189 casi di meningite e in alcune regioni la copertura vaccinale è inferiore all’80 %*.

La partenza della campagna vaccinale contro il coronavirus è stata l’occasione che ha fatto tornare in auge, in maniera forte, la discussione sulla sicurezza e l’utilità dei vaccini, evidenziando una criticità con la quale ciclicamente si torna a fare i conti. È ormai evidente che la soluzione a tale criticità non possa essere l’obbligatorietà della vaccinazione, sia perché, in taluni casi, anticostituzionale, sia perché rischia di alimentare ulteriormente lo scetticismo ed il clima di sospetto nei confronti della medicina e dei suoi operatori.

“Noopolis” propone allora, in linea con la sua storia, una soluzione che parte dal basso: la formazione rivolta in prima istanza ai giovanissimi, cioè gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. La formazione è da svolgere all’interno delle scuole con il supporto dei docenti, ritenuti i luoghi più idonei a formare i ragazzi ad una “cultura dei vaccini” e, più in generale, alla “cultura della salute”. Attraverso incontri ad-hoc, eventi svolti sotto la supervisione degli insegnanti, eminenti esperti abili nella comunicazione potranno rispondere in maniera diretta ai dubbi dei ragazzi, svelando le informazioni non veritiere che circolano spesso indisturbate attraverso la rete e i social networks (principali fonti di informazione per gli under 18) e contribuendo a sensibilizzare i giovani su questo tema, gettando così le basi per una futura classe di adulti attenti ed informati sulla tematica. La modalità interattiva dell’evento, che prevede una fase di dibattito con la platea, renderà senz’altro più stimolante la discussione: oltre alle informazioni sulle varie vaccinazioni disponibili e sulle patologie che prevengono, verranno fornite risposte alle domande più frequenti e alle preoccupazioni in merito alla sicurezza e all’efficacia dei vaccini.

 

*Fonte: https://www.epicentro.iss.it